“Della speranza, come della bellezza, non se ne può fare a meno…”

da www.manidistrega.it     “La domanda decisiva quindi appare non tanto quella su cosa si deve fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta”.
Questa frase di Alex Langer ha fatto un po’ da cornice alla presentazione del libro di Anna Maria Marrocco, “Ripartiamo da noi”, che si è svolta lo scorso 1° aprile presso la sede del Centro Mondialità di Livorno, organizzata dall’Associazione Il Calderone insieme al portale web Manidistrega.it, dall’Associazione Evelina De Magistris e dal Centro Mondialità stesso.
Un libro dedicato alle tematiche della salvaguardia ambientale, ma intendendo l’ambiente in senso vasto, come il luogo in cui ognuna ed ognuno vive in relazioni agli altri, alla natura, alle cose: la “Terra Madre”, direbbe Vandana Shiva.
Molti gli spunti e le sollecitazioni emerse: a partire dalle riflessioni su quanto siano vicini al patrimonio politico e culturale del movimento delle donne alcuni temi presenti nel libro (il senso del limite, la cura, l’attenzione alla bellezza – l’autrice parla di ‘diritto alla bellezza’ - all’equilibrio, ad un “vivere” l’ambiente, il territorio, la città che non sia predatorio ma rispettoso), a valutazioni approfondite sui temi della salvaguardia ambientale, dei cambiamenti climatici, dell’impatto ecologico provocati da certe scelte produttive e dalle politiche che le hanno guidate, al tema dell’impronta ecologica, che è un indice utilizzato per misurare la richiesta umana nei confronti della natura, mettendo in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle (interessante l’intervento di Guido Frati, presidente del Centro Mondialità, anche a partire dalla propria esperienza di persona che lavora nel mondo dell’agricoltura).
“Guardare il mondo con occhi nuovi”, dice il sottotitolo del libro. Molto stimolante l’impianto del discorso di Anna Marrocco, a partire dal suo desiderio di “seminare” il suo libro ovunque vi sia interesse a discutere questi temi. La scelta di pubblicarlo sul web (
www.annamarrocco.it) va in questa direzione: “mi piacerebbe – dice Anna – che il libro passasse di mano in mano, di condominio in condominio, in un certo senso, di gruppo in gruppo … fare rete con persone e gruppi, mettere insieme le esperienze, che ci sono e sono importanti, anche se nascoste. Farle emergere, farle lavorare insieme. Valorizzarle. Non ho l'intenzione di chiuderlo negli scaffali di una libreria, piuttosto vorrei che fosse libero di andare per il mondo, di poter manifestare la speranza e la gioia di vivere”. E. come ha detto Daniela Bertelli, di far crescere il desiderio delle persone a cambiare il proprio stile di vita, le proprie scelte, il proprio atteggiamento verso il mondo in cui viviamo, in modo che il richiamo non sia solo quello dell’emergenza, dell’obbligo, del “dovere”, ma che diventi davvero “guardare il mondo con occhi nuovi”.

Abbiamo scelto alcuni brani dal libro, che ci sembrano significativi del pensiero e della pratica di Anna:
“La città delle bambine e dei bambini”.
L’esperienza delle pianificazioni partecipate dalle bambine e dai bambini è una significativa innovazione nelle normali procedure di decisione e realizzazione. L’occhio della bambina/o è capace di vedere connessioni, collegamenti, pensare a spazi per il gioco e per la vita di tutti con grande spontaneità.
Laddove è accaduto, il coinvolgimento delle bambine e dei bambini ha riportato la vita dove non c’era più, ha ricreato legami tra le generazioni, tra le culture, tra razze diverse, le città si sono arricchite di piste ciclabili, le strade urbane sono diventate più sicure, luoghi dismessi e abbandonati sono stati riacquisiti dalla collettività per funzioni di formazione, educazione, ricreazione.
La bellezza è anche questo. E’ un diritto, come quello della casa e del lavoro. L’urbanistica può rispondere a questa esigenza, se parte dal senso del limite e se progetta per lo sviluppo di nuovi stili di vita sostenibile. La consapevolezza non discende passivamente dalla informazione ed educazione, ma viene dalla rielaborazione e trasformazione dei propri obiettivi di vita, dal desiderio di vivere meglio e conservare migliori opportunità per le future generazioni […] Come dicono gli estensori de “I nuovi limiti dello sviluppo”: “Per raggiungere la sostenibilità, il livello di consumo dei paesi poveri deve aumentare e, al tempo stesso, l’impronta ecologica globale dell’umanità deve ridursi… Nessun moderno partito politico ha raccolto vasti consensi intorno ad un programma siffatto, certo non nei paesi ricchi e potenti, quelli che riducendo la propria impronta, potrebbero lasciare spazio alla crescita dei paesi poveri.” Ecco la ragione per “spingere i cittadini del mondo a considerare le conseguenze a lungo termine delle loro azioni e delle loro scelte, e raccogliere il loro sostegno politico nei confronti di provvedimenti in grado di ridurre il danno deisuperamento dei limiti”
“[…] occorre un salto di qualità nel saper comunicare vicinanza e conoscenza dei problemi, partendo da quelli legati alla vita di tutti i giorni, e soprattutto nel proporre risposte concrete e praticabili già da ora. In un mondo spaventato, e per questo ancora più conservatore e chiuso nelle singole individualità, non è più il caso di fare la parte dei “grilli parlanti” con l’atteggiamento saccente di chi ha sempre la verità in tasca. E' il momento di assumersi invece la responsabilità di portare per mano le persone a modificare comportamenti e convinzioni, di diventare il lievito di una società nuova, “dal basso”, come ci piace dire. Comunichiamo quindi il messaggio della speranza e non del rancore o della rinuncia.
Aperti al futuro e a costruire reti e ponti […].
(A proposito del libro di Anna Maria Marrocco, leggete anche qui!)

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