
Foto di Cristina Vennero
Benedetta Barzini, modella di grido negli anni ’60, docente al Politecnico di Milano, giornalista, donna impegnata in un discorso pubblico serio e rigoroso sui modelli di bellezza, sui canoni imposti ed il loro influsso sull’esistenza quotidiana di ragazzi e ragazze, di donne e di uomini, ha partecipato, lo scorso 22 aprile, ad un incontro al Centro Donna di Livorno, organizzato dall’Associazione Centrodonna Evelina De Magistris, il cui titolo già suona un po’ come una provocazione: “La bellezza è un prodotto in vendita?”. Di fronte ad un folto pubblico, tra cui tanti studenti di scuola media, Barzini raccoglie subito la sfida e dice: sì, assolutamente sì. Ma subito aggiunge che c’è un abuso della parola “bello”, e che dovremmo provare a descrivere cosa è per noi la bellezza; e anche, con la stessa logica, cercare di evitare di dire “brutto”

Foto di Cristina Vennero
… così, con questo sforzo di descrizione, ognuno può capire cos’è che gli piace e cos’è che non gli piace.Ancora: usiamo dire “questa rosa è così bella da sembrare finta”; oppure, di una rosa finta, magari diciamo “questa è così bella da sembrare vera”. Ne provengono alcune domande: è bello ciò che imita il vero? E poi, una donna che si sia rifatta tutto dovrebbe domandarsi: sono bella in quanto opera di rifacimento o faccio orrore perché sono tutta falsa? Rifarsi il viso ed il corpo sono azioni in funzione di un’induzione a credere che bello sia fuori da noi.Barzini, rivolgendosi soprattutto ai giovanissimi presenti, ha sottolineato che capisce benissimo il desiderio di voler far parte del gruppo; eppure, si può far parte del gruppo ed essere diversi, non omologati.In un crescendo umoristico, ma molto serio, ha portato l’esempio di quella che ha chiamato “la guerra al pelo”: “perché rifare la linea delle sopracciglia, perché depilarsele, se la “stella” tra le sopracciglia ti dà quello sguardo, quell’espressione particolare che è solo tua?”. Ognuno è unico e irripetibile; ognuno non è originale perchè segue la moda del momento, ma perché è lui, lei, fatto in quel modo lì. “Perché non valorizziamo quello che siamo? Io voglio avere amici ed essere amata per le persona che sono. Vorremmo essere amate da qualcuno che ama noi – a prescindere dalle gambe storte o dal naso aquilino”.E ancora: c’è un uso dell’immagine dei sessi, nella moda, per cui l’uomo è la ragione, la donna è ancora vissuta come la natura, e si pensa che una donna bella debba essere tonta.Ad una donna “mezzobusto” viene chiesto, in un’intervista, “ma lei segue la moda?”. Risposta d’obbligo: “no, io ho il mio stile”. Ma che c’entra con il suo lavoro?Se si intervista una donna manager, non manca mai la domanda: “ma lei come riesce a conciliare la famiglia con il lavoro?”. Ad un uomo manager viene mai chiesto??Il linguaggio è maschile: se apriamo un giornale qualsiasi, troviamo un numero incredibile di parole che derivano da codici guerreschi, battaglieri eccetera. E all’uomo si richiedono vesti severe e simmetriche; e per le donne, autorevolezza e rispetto equivalgono ai codici maschili anche nell’abbigliamento.D’altronde, potere sessuale e potere tout court sono collegati. La donna DEVE piacere: “e non crediate che sia vero, quando le donne dicono: ma lo faccio per me … dai, ammettiamolo, NON E’ VERO … magari diciamoci: lo faccio perché mi sento meno insicura”.Ha scritto Naomi Wolf: “La tranquilla ossessione della dieta (…) è prodotto delle volontà di mantenere le donne passive, accondiscendenti e immobili” (da: The Beauty Myth). La bellezza e la dieta sono un potente sedativo politico per le donne.Barzini ha poi “letto” criticamente alcune immagini tratte da riviste di ogni genere: “ci sono due categorie della bellezza delle donne: la donna virago o vamp (vampiro), da non sposare, che ti trascina nel peccato; e la ninfa magra, indifesa, pallida, una piccola fiammiferaia.Poi si può trovare anche la casalinga giovane, l’impiegata: una ragazza da sposare, acqua e sapone … è la carina, bella quel giusto da non essere troppo deduttiva. “E, attenzione, le belle belle hanno sempre la bocca semiaperta, come pesci morenti … in attesa del principe azzurro che le rianimi”. Ma che modelli ha un ragazzo che non si sente guerriero? che modelli ha una ragazza che non voglia somigliare a barbie e neppure a madre Teresa di Calcutta?È difficile. Ecco allora anoressia e bulimia, segnali di un corpo che ha paura di sentire, che ha ucciso le emozioni fisiche. “Potreste ripartire da un “punto zero”: l’uso del jeans e della t-shirt, al di là delle marche, dei loghi”. Sapendo che solo i trend cambiano velocemente, i cambiamenti veri sono lenti. “Ma pensate alla pancia piatta: è un’induzione a portare il corsetto virtuale!”. Bisogna impegnarsi nella ricerca di un’identità non imposta. Lasciando perdere immagini di riferimento come le modelle, che sono “vestali del tempio del commercio”. Ribellandosi al fatto che il nostro corpo sia deciso dalla Chiesa, ma anche dai governi, magari a fin di bene, come è successo in Spagna. Rifiutando la passivizzazione del “seguire la moda” ad ogni costo, moda che oggi è disumanizzante anche perché ormai è una catena di montaggio. Anzi: si può seguire la moda ma non essere al servizio della moda, consci che chi decide che cosa è bello è il marketing.“Le donne e gli uomini che vi ho fatto vedere sono falsi. Ricordiamoci che il brutto nell’essere umano non esiste, e che possiamo staccarci anche come gruppo dai finti modelli imposti dal marketing”. Perché la parola chiave sia “autenticità”
un bellissimo incontro questo con voi,con il vostro
sito.
vi ho letto stasera per la prima volta.
a risentirvi quanto prima.