IL GROPPO. “SE CI SONO RAPPORTI TRA UOMINI E DONNE DI PURO ESERCIZIO DEL POTERE, CHI LO ACCETTA SI ASSOGGETTA. E SI TRATTA DI PIÙ DONNE CHE UOMINI”.

Nei mesi scorsi, le vicende che hanno coinvolto il presidente del consiglio, le escort, i festini, la reazione di Veronica Lario e, successivamente, ciò che è avvenuto a Piero Marrazzo hanno portato prepotentemente nel discorso pubblico un mare di reazioni, parole, analisi spesso anche scomposte e volgari, ma, comunque, basate su un dato: i rapporti tra uomini e donne, l’uso che se ne fa, la loro rappresentazione non sono un  fatto confinabile nella sfera privata, ma che ha influenza in quella pubblica e politica.
Un disvelamento, ha detto qualcuno. La cruda verità di rapporti predatori e mercificati, oggetto di compravendita, sotto il velo mistificatorio della politica e della vita “normale”.
Potrei provare a sintetizzare così: i rapporti tra uomini e donne costituiscono una civiltà, che, in quanto tale, è regolata da relazioni amorose, affettive, sociali, economiche, politiche. Se in questa civiltà trovano posto lo sfruttamento, la violenza e la prevaricazione, è l’intera impalcatura a non reggere, a oscillare, a far circolare sofferenza e non benessere, paura e non apertura.
Per questo, cioè per tutto il mondo, è importante lavorare a costruire una nuova civiltà di rapporti tra donne e uomini. In cui trovino casa  la consapevolezza della differenza sessuale ed il desiderio di condividere il cammino in questo mondo.

L’associazione Centrodonna Evelina De Magistris ne ha parlato in due incontri, con Bia Sarasini (lo scorso 4 novembre) e con Clara Jourdan (il 18 novembre).
Bia Sarasini, giornalista, è partita dalla coppia menzogna/disvelamento (a cui è dedicato un suo articolo – “La verità sotto il velo delle apparenze” - sul numero di settembre 2009 della rivista “Leggendaria”). Come suscitare il disvelamento, come strappare la coltre di menzogna che copre la scena pubblica? La verità è un asse difficile da tenere. Si possono fare sottili disquisizioni su cosa sia la verità, ma, nell’esperienza, sappiamo che c’è una verità: quella che vediamo. A partire da questo possiamo mettere in gioco una verità condivisa, ascoltare, scambiare, spostare i confini.
Qual è la verità? È il punto interrogativo sotteso al dibattito pubblico, perché c’è un costante conflitto di verità, così come la menzogna è sottesa al potere. Menzogna smascherata, per esempio, da Veronica Lario.
In questo contesto c’è al centro il corpo femminile. Una vera battaglia di egemonia politica e culturale. Il settimanale “Panorama” del 22 ottobre è uscito con una ragazza nuda in copertina. La didascalia diceva: “Toccami”. Nell’ultimo numero, un articolo titola: “Che ne sanno le femministe delle donne?”. Sottinteso: le femministe non sono donne. È n corso, su questo piano, una vera e propria battaglia sull’egemonia del simbolico.
Un'altra riflessione: lo scorso aprile, a Casoria, si svolge la famigerata festa con Berlusconi e Noemi Letizia, e avviene la dichiarazione di Veronica Lario. La moglie. Una figura svalutata nella scena pubblica italiana, dallo statuto incerto. L’hanno ascoltata e presa sul serio DeA, Luisa Muraro, Leggendaria: chi meglio di una moglie può sapere chi è suo marito? Questa è una verità che si è voluta occultare, con attacchi brutali e cose indegne scritte su di lei. L’hanno accusata di aver parlato quando le faceva comodo: ma la presa di coscienza avviene quando avviene: non c’è un momento in cui va bene o meno.
Bisognerebbe amare la verità – accogliere le parole. Una pratica, un modo di stare al mondo: stare alla verità. Assumersi la responsabilità: la responsabilità .delle parole chiave in questa vicenda e nella disgraziata vicenda italiana.
Sono poche le persone che si assumono responsabilità rispetto a quanto accade.
Quanto al cosiddetto “silenzio delle donne”: chi l’ha detto che noi donne siamo in silenzio, che stiamo nella deriva della storia?
Guardiamo i fatti: non ci sono agenzie politiche che siano in grado di parlare,  e quindi ha parlato un giornale, la Repubblica. Un giornale ha assunto un ruolo di supplenza: a rischio, anche, di grossolanità mediatica. E c’è stato un parlare di donne: moltissime hanno parlato. A partire da Natalia Aspesi, Isabella Bossi Fedrigotti, Barbara Spinelli, Maria Latella, Concita De Gregorio, Ida Dominijanni, Ritanna Armeni, che hanno sostenuto le parole di Veronica Lario. Tante donne hanno parlato.
Perché allora si è detto che le donne non parlano, anche da parte di altre donne? Le donne non danno forse valore alle parole delle donne?
Ad esempio, Nadia Urbinati. Escono le notizie della feste a palazzo Grazioli, e Urbinati dice: “è il silenzio delle donne quello che ci ammorba”.
Anche Concita De Gregorio ha parlato del silenzio delle donne, eppure lei ha parlato e scritto.
Sono esempi di mancanza politica, di non lucidità politica.
Ma quante volte le donne devono uscire dal silenzio? E quando si penserà che il silenzio sia davvero rotto?
Un problema è il sistema dei media. I media autorevoli hanno scelto di non ascoltare la voce delle donne, compresa la Repubblica, anche se ora le cose stanno cambiando un po’.
Si dice: “le donne devono essere di più”. A Milano, nel gennaio 2006, hanno manifestato 250.000 donne, per “Usciamo dal silenzio”: evidentemente non sono bastate.
Eppure, le giovani scendono in piazza, contro il silenzio; c’è la staffetta dell’UDI che percorre l’Italia; c’è la Libreria delle Donne di Milano che presenta il suo manifesto sul lavoro in venti città; il video di Lorella Zanardo sul corpo delle donne è diffusissimo.
L’ansia di non esserci è contagiosa, e dobbiamo resisterle. Dobbiamo sapere che uno degli strumenti della menzogna è dire che le donne non ci sono. Il fatto che sembri un discorso dalla parte delle donne aumenta solo la confusione.
Un’altra idea perniciosa è che il portato del ’68 sia sfociato nei comportamenti sessuali “liberi” del presidente del consiglio e delle ragazze escort.
Un brandello di verità c’è: una modernizzazione è avvenuta, altrimenti un leader con questi comportamenti non sarebbe stato possibile. La lingua corrente, la mentalità corrente non lo avrebbero accettato. Sorge la domanda: libertà femminile è libertà di vendere il proprio corpo? Questione da affrontare con molte cautele: senza imputare responsabilità alle prostitute, nel rispetto della soggettività della donna prostituta.
Il vero attacco che stiamo subendo è di chi sostiene: voi pretendete di controllare la libertà delle persone, siete solo censori bacchettoni e mentitori, in quanto ex sessantottini.
Questa è la scena che abbiamo davanti. E che sarà ancora più violenta in futuro. Ci sono i dossier: c’è grande preoccupazione in tutta la realtà politica. Perché le donne sono al centro di questa scena?
Il dominio simbolico degli uomini sulle donne dice: voi ora siete bacchettone, anziane, invidiose di quelle giovani e belle, la seduzione non vi interessa più.
È roba pesante. Ed è da una simile coppia di costruzioni immaginarie che ci siamo liberate decenni fa, e che ora si cerca di ricostruire.
Se ci sono rapporti tra uomini e donne di puro esercizio del potere, chi lo accetta si assoggetta. E si tratta di più donne che uomini, dal lato in cui si sono messe e si mettono: parlate e non parlanti.
C’è una forma persistente del patriarcato che assoggetta il corpo femminile: si vuole nascondere il conflitto. Le donne devono mettere a disposizione il corpo, oltre che intelligenza, sapere etc.
Qui è in gioco una responsabilità femminile complessa: non cedere al ricatto “Taci tu, che non sei né giovane né bella né desiderata”.
Quello che è in giuoco è che la politica, non nel senso del potere, ma nel senso di pensare il modo in cui può essere la nostra vita in comune, continua a distaccarsi dalla politica nel senso del potere. E questo è pericoloso: che cos’è ormai la democrazia? Si può continuamente ridefinire, ma da un po’ questo in realtà non accade.
La democrazia si è ridefinita, si è aperta, ha incluso di più, ma non ha fatto i conti con l’ingresso delle donne nella democrazia stessa.
Questa forma della politica oggi non corrisponde a quello che c’è nella realtà, e c’è un ritirarsi delle donne dalla politica come potere. Chi lo detiene non solo non lo cede, ma non lo vuole cambiare.
È un nodo enorme, esplosivo.
La vicenda italiana chiede una responsabilità. Non bastano più i nostri luoghi reali e simbolici.
Bisogna dire ciò che sappiamo: per esempio, le parole di una moglie.
Nella nostra tradizione la moglie è nell’ombra – custodisce il privato. Non c’è un galateo del comportamento delle mogli sulla scena pubblica. Nella società italiana, il fatto che una moglie prenda la  parola è un grande spostamento, ed ha innescato una grande guerra di poteri.
Perché il corpo delle donne non sia schiacciato occorre una forte presa di parola. È un lavoro che richiederà del tempo, ma questa vicenda durerà molto. Libertà è responsabilità, è la costruzione di una sfera di capacità etica femminile da ampliare al mondo.
Pensiamo all’uso del sesso mercenario in un contesto pubblico, dove entra in una dimensione di imperio, di arbitrio, che inquina il senso della democrazia. Diceva Roberta Tatafiore che gli uomini, il sesso dominante, hanno creato un mondo in cui il loro desiderio, anche quando crea disordine, sia sempre e dovunque possibile ed illimitato.
La questione del sesso mercenario è molto complessa: c’è chi lo fa perché ha individuato un modo di soddisfare desideri di acquisto, di beni preziosi, e chi, invece, è schiava. C’è sicuramente un filo denaro-potere-corruttibilità-delinquenza, ma anche, potremmo dire, una sorta di libertà  derivante dal vivere in zone irregolari, senza legge (e non si tratta solo della legge penale).
Insomma, la vicenda della libertà femminile è complessa e ha tanti risvolti.

“LE DONNE C’ENTRANO NEL PAESAGGIO DISASTRATO DELL’ITALIA POLITICA”
Clara Jourdan ha presentato il numero di settembre 2009 della rivista “Via Dogana”, della Libreria delle Donne di Milano, dedicato  a “Il groppo. Sesso potere volenza”.
Le vicende degli ultimi mesi hanno mostrato un nodo intricato, un viluppo ingarbugliato. Per alcuni può essere un groppo in gola.
Nella rivista si parla delle vicende presidente/escort, che mostrano, come scrive Stefano Sarfati Nahmad, “se questo è l’uomo”, ma anche di lavoro e della questione “no global”, a partire dal movimento No Dal Molin (che lotta da anni contro la costruzione di una base USA nel Veneto). Nella convinzione, afferma Luisa Muraro, che “le donne c’entrano nel paesaggio disastrato dell’Italia politica”.
La vicenda partita da Veronica Lario e quella del movimento No Dal Molinsono collegate dal fatto che la sessualità maschile fa da ostacolo al desiderio di una pratica politica senza contrapposizione violenta
Veronica Lario ha parlato a partire sua posizione, introducendo qualcosa di nuovo, di inedito nella politica italiana. Ha affermato che l’uso sessuale del potere politico è indecente. Sono intervenuti anche uomini che hanno qualcosa da dire a partire da sé.
D’altro canto, nel movimento contro la base Dal Molin, si è visto che la fase preparatoria della manifestazione dello scorso 4 luglio ha mostrato un forte desiderio di vivere in una città più pacifica, di cambiare il modo di pensare la città.
Ma, durante la manifestazione stessa, c’è stato un cambiamento di tono, la rottura del senso di fare una cosa comune. Questo è emerso da diverse cose dette dopo la manifestazione dai/dalle partecipanti (si possono leggere alcune testimonianze su questo numero di Via Dogana): una per tutte parla del “rischio di essere parte di un disegno politico che non mi appartiene”.
Segno dell’apertura di un conflitto dentro il movimento. Anche questo un “groppo”, che, quindi, tocca un po’ tutti gli aspetti della politica. Si tratta di un movimento che vede una presenza significativa delle donne, ma dove è tornata fuori la modalità maschile distruttiva del fare politica.
Alcuni uomini hanno cominciato a mettersi in discussione (ci sono gli interventi sulla rivista, il lavoro di Maschileplurale, di Fernando Lelario sull’identità maschile).
Quando una donna fa politica e vi mette il suo “di più”, lo si vede. E molte donne fanno politica, perché non esistono luoghi deputati alla politica solo in senso istituzionale. La fanno, cercando di trasformare i rapporti da rapporti di potere in relazioni libere, non tanto mettersi in un posto piuttosto che in un altro. Non stare a quei rapporti di potere, ma cercare di trasformarli in relazioni libere, dovunque tu sia.
Lo dice benissimo Luisa Muraro: “C’è un crinale che a volte somiglia a una curva del velodrmo Vigorelli. Si va tra due versanti, da una parte c’è la voglia di esserci e di contare, dall’altra c’è il disordine di un mondo in cui una rischia di perdersi. Si sta in equilibrio come in bicicletta, correndo, cioè con la velocità dell’agire che coglie l’occasione per trasformare i rapporti di potere in relazioni libere, dove scorra fiducia e un filo di felicità. Che è sempre stata la politica delle donne, per la quale oggi disponiamo di più mezzi, cultura, libertà di movimento. Non facciamoci trovare  carenti di coraggio”.

L’Associazione Centrodonna Evelina De Magistris prosegue la riflessione su questi temi, presentando, il 9 gennaio 2010, il libro di Letizia Paolozzi e Alberto Leiss “LA PAURA DEGLI UOMINI. MASCHI E FEMMINE NELLA CRISI DELLA POLITICA”.
La paura degli uomini. Quella che provocano, quando si abbandonano alla violenza in guerra, per strada, nel branco, o tra le pareti domestiche. Ma è anche, forse soprattutto, la paura che provano gli uomini stessi di fronte all'evidente crisi di autorità che stanno vivendo. Politica e democrazia sono molto indebolite, le istituzioni economiche e finanziarie hanno perso credibilità: tutti mondi ad assoluta predominanza maschile, che ora sembrano sgretolarsi. C’è, oggi, una "questione" maschile, sulla quale diversi uomini, ormai, si stanno interrogando, anche insieme alle donne. È un cammino – come tutti quelli che coinvolgono la soggettività e le relazioni – lungo e difficile, ma che si è avviato.
Con un’avvertenza: quelle di noi che desiderano l’affermarsi della libertà femminile la pensano come libertà del mondo. Quindi non si tratta di sostituire un potere con un altro potere: "il femminismo non si è mai prefisso di far ottenere un posto di potere a una donna. Il femminismo desidera altro", scrivono Paolozzi e Leiss. Desidera, appunto, la libertà e la possibilità di un libero dispiegarsi delle relazioni.

Il 13 gennaio sarà la volta di Stefano Ciccone, autore di ''ESSERE MASCHI, TRA POTERE E LIBERTÀ''. Scrive Ciccone: “''Pur essendo frutto di un mio lavoro personale  il libro fa riferimento al percorso di riflessione sviluppato in questi anni nella rete dei gruppi uomini e nell’associazione Maschile Plurale……..Lo considero soprattutto  uno strumento per contribuire ad una discussione pubblica sulla “questione maschile” e per proporre spunti per un confronto più avanzato e profondo tra donne e uomini.
Credo oggi emerga l’urgenza e la centralità di una discussione pubblica sulla sessualità maschile, sulle forme di costruzione sociale delle identità di genere, sul richiamo identitario che culture xenofobe o modelli gerarchici esercitano sugli uomini.
Credo soprattutto necessario guardare il cambiamento avvenuto nelle relazioni tra donne e uomini in questi anni: questo cambiamento può essere letto dagli uomini come minaccia o come opportunità. La scelta del sottotitolo sull’alternativa tra potere e libertà vuole offrire una chiave di lettura che superi l’alternativa tra il volontarismo, la depressione o il revanscismo e dia valore al desiderio di cambiamento che attraversa la vita di molti uomini…
Sarei felice se il libro potesse offrire l’opportunità per creare occasioni di confronto tra noi e per dare visibilità pubblica a questa riflessione''.

Paola Meneganti
5 gennaio 2010

2 Risposta

  1. grazia

    ho seguito con interesse i due ultimi incontri con la sarasini e con la jordan e sono stata contenta di vedere la sala piena di donne .segno che il grido d’allarme è arrivato nonostante si parli di silenzio delle donne. l’età media delle donne presenti però è alta ,spero che le nostre figlie abbiano altri luoghi comuni in cui elaborare le loro riflessione o predisporre la loro azione .Spero che le donne oggi cinquantenni abbiano seminato nelle più giovani la fiducia nel lavoro comune con gli altri per le battaglie di civiltà .Sole si è solo più deboli ma anche se rimaniamo chiuse in un salotto buono circondate da vecchie e fidate amiche mentre fuori monta la barbarie la forza delle nostre buone idee non cresce.Credo che l’azione della discussa veronica sia stato un esempio semplice di quanto può essere incisivo e destabilizzante un atto d’imperio mosso da una moglie che cura certamente gli interessi di famiglia ma dice anche al paese governato da suo marito “occhio lui sta malino ,potrebbe far altri danni”E anche noi potremmo forse incidere di più sui vincoli di omertà che ci tengono legate ad un sistema produttivo e formativo che non vuol essere messo in discussione a pena esclusione dallo stesso.talchè accettiamo come cosa ovvia essere chiamate risorsa umana, codificate,monitorate, soppesate o scomposte in fattori produttivi da giocare sul mercato del lavoro,fra cui età e bella presenza, nubile senza figli, disponibilità, flessibilità e poi tutte quelle belle cose che fanno tanto immaginario moderno (etim. modo- odierno alias come va fatto oggi)Ma vi pare che per non correre il rischio di passare da censori sessantottini o da invidiose in menopausa si debba declinare il dovere di testimonianza di saggezza e di critica costruttiva che una popolazione adulta deve mettere a disposizione ? Anche raccontare il mondo che avremmo voluto e che vorremmo è un bell’esercizio di onestà nei confronti dei giovani ; onestà nel confermare la nostra fiducia negli uomini e nel futuro, onestà nel riconoscere i propri limiti,ma anche onestà di resituire quel che possiamo. Mettendo a disposizione la propria esperienza e il proprio ascolto potremmo forse essere utili anche a quei giovani maschi che vogliono parlare delle loro paure che ci domandano di capire meglio le giovani donne che abbiamo cresciuto ed educato a fianco a loro ma in un modello emancipato che li spiazza e nello stesso tempo rasserenare i timori di tante ragazze che pur disinvolte e autonome nelle relazioni col mondo improvvisamente si scoprono artefici dei loro rapporti amorosi ma insicure di essere mai state desiderate e amate per quello che sono e non apprezzate come amministratrici delegate di coppia srl

  2. Paola

    Grazie per il tuo intervento. Qualcosa si muove nel mondo maschile: Alberto Leiss ne ha parlato, con Letizia Paolozzi, lo scorso sabato; mercoledì sarà la volta di Stefano Ciccone, al Centro Donna. Se verrai ci farai molto piacere. A presto, Paola

Lascia un commento