“Vogliamo essere all’altezza di un universo senza risposte” (P.M.)

Scrivo queste note, riflettendo su una possibile chiave di volta per affrontare il tema della memoria delle donne. L’occasione l’ha fornita l’incontro tra le associazioni femministe della Toscana, proposto dalla Casa della donna di Pisa, che si è tenuto il 27 marzo, i cui lavori della mattinata erano, appunto, dedicati al tema della memoria. Incontro al quale la mia associazione, Evelina De Magistris, era stata invitata.

In questi ultimi anni si è parlato di insufficienza di memoria e di ridondanza della memoria. Questo secondo caso è da mettere in rapporto a certe operazioni di “monumentalizzazione”: è una delle critiche che vengono rivolte alle varie giornate, alle cerimonie, ai corsi di formazione, ad occasioni che qualcuno ritiene siano obblighi e non un desiderio vivo di confrontarsi con il passato per leggere il presente. Un desiderio – forse, la cosa più importante - di amare chi non c’è più: le tracce, la lingua, la cultura, le esperienze, i sogni di chi non c’è più.

Ma c’è anche insufficienza di memoria, carenza di memoria, che si traduce nell’incapacità di mettersi nelle scarpe altrui. Ad esempio, noi italiani, popolo con una grande storia di emigrazione, nei confronti di chi oggi è migrante.

Qui si innesterebbe la questione dell’eredità di ciò che è ricchezza e materia viva creata dai movimenti, e – cominciamo a venire al punto – dal movimento femminista.

Insomma, ho riflettuto molto, insieme alle donne con cui lavoro, sul tema della memoria, e credo che la nostra pratica, la nostra storia, la nostra esperienza femminista – da quaranta anni, qui da noi – ci portino ad una parola chiave: l’autenticità. Una parola molto amata da Carla Lonzi: critica d’arte, pensatrice, politica, teorica del femminismo.

La memoria, allora, può diventare una leva per spostarci sul piano dell’autenticità. Scriveva Lonzi: “Ora l’autenticità è pensare e agire per quello che si sente delle situazioni e delle persone, per quello che si capisce”. Quando si parla di femminismo, di quell’avvenimento che qualcuno definisce una “rivoluzione”, dell’avvenimento della libertà femminile; quando si parla di pratica femminista, si potrebbe anche dire una pratica politica dell’autenticità. La ricerca dell’autenticità è già politica.

In questa ricerca di un piano autentico per sé e per la relazione che intratteniamo con il mondo, quella per cui – è sempre Carla Lonzi che parla – “noi cerchiamo di spostarci dal piano etico maschile a quello dell’autenticità”, sta forse il senso maggiore e la migliore possibilità di narrazione del femminismo.

Carla Lonzi, sputando su Hegel,  mise radicalmente in discussione tutto l’impianto della cultura patriarcale, e poté farlo perché era una donna geniale e perché era con altre. Aveva costruito pratiche politiche di relazione, anche se non erano né facili né scontate: perché il femminismo è pratica politica di autenticità e di relazione.

Senza la relazione – quella pratica che permette di agire libertà anche in assenza di garanzie precostituite, che consente la mediazione con il vivente, direbbe Luisa Muraro – le donne che sono state e che sono in questa storia non ce l’avrebbero fatta e non ce la farebbero. Noi non ce la faremmo, io non ce la farei, a cercar di dire la verità per me su quel che sento del mondo.

Nella ricerca di autenticità, di dire il mondo come è per noi, sta la ricerca di una lingua adeguata, di un simbolico che deve essere cambiato, perché le cose cambino (perché il linguaggio, dice ancora Muraro, decide della sorte di uomini e donne). Sta la ricerca di una pratica politica che non stia nel potere e nella rappresentanza, ma nella libertà, “nella convivenza liberamente scelta, nel quotidiano, nelle relazioni di civiltà”. E’ la politica prima. E poi c’è la politica seconda, quella delle istituzioni, della rappresentanza. Cresce la sensazione che, al di là dell’indubbia resistenza patriarcale a cedere il potere, molte donne privilegino la politica prima e non amino stare nella seconda, spesso luogo di grande inautenticità.

Ancora Carla Lonzi: “Vogliamo essere all'altezza di un universo senza risposte. Noi cerchiamo l'autenticità  del gesto di rivolta e non la sacrificheremo né all'organizzazione né al proselitismo”.

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