Il prezioso tesoro della cura

«A noi è caro lo scarto, il resto che non si sottomette al mercato, il prezioso tesoro della cura.

Confidiamo nel rovesciamento che si produce nel mettere la cura al centro delle relazioni tra persone e della politica. Vorremmo scommettere sulla nuova dimensione che si apre nell’esistenza, nel farne asse della vita e dell’azione.»

Con queste parole termina il documento La cura del vivere, de Il gruppo del mercoledì (Roma), una proposta politica che noi abbiamo raccolto e che vorremmo confrontare con le donne e gli uomini della nostra città.

L’occasione è l’incontro con due delle autrici del documento

Maria Luisa Boccia  e  Letizia Paolozzi

venerdì 23 marzo 2012, ore 17,30     Libreria Gaia Scienza via di Franco, 12 Livorno

2 Risposta

  1. Mauro

    Da un po’ di tempo partecipo alle iniziative del centro “Evelina De Magistris”. Per me è quasi un evento perché normalmente rifuggo da ogni tipo di consesso, ma questo lo trovo diverso e interessante. Ieri ho capito meglio il perché, assistendo all’incontro, presso la libreria Gaia Scienza, con due autrici del documento “La cura del vivere” divulgato come supplemento alla rivista “Leggendaria”. Dell’argomento ero, in parte, già a conoscenza poiché avevo letto qualche articolo sulla rivista on line e gli interventi ad esso relativi di adepte/i dell’associazione di Livorno. Ieri, come dicevo, dal vivo (c’è sempre uno scarto tra le parole e la voce), ho percepito il senso (in divenire) della “cura” e delle ragioni del mio sentirmene toccato. Innanzitutto questo sapere e voler stare insieme per (in)tessere relazioni e tenere unite storie personali e aspirazioni comuni (“Nobil natura è quella/ Che a sollevar s’ardisce/ Gli occhi mortali incontra/ Al comun fato…/”, Leopardi) costituisce un’esigenza per le donne (non foss’altro per le loro pregresse esperienze femministe) che non mi risulta abbia un corrispettivo fra gli uomini, nel cui stare insieme generalmente prevalgono la competizione o le relazioni per interessi specifici, con l’esclusione a priori, quindi, delle implicazioni della “cura”. Dagli interventi di ieri, inoltre, mi sono reso conto di quanto simili alle mie siano le remore ad operare in un partito, un sindacato, un’associazione culturale che almeno non tenti di affrontare l’insieme dei bisogni delle persone, della società, dell’ambiente.
    Infine, grazie alle esternazioni delle donne e dei pochi uomini presenti, ho capito che nel corso della mia vita, privata e professionale, ho sempre cercato, in effetti, di aver “cura”, finanche impegnandomi nel sociale: e come lavoratore sono stato iscritto responsabile a un sindacato e come docente ho fatto parte, per anni, di un’associazione d’insegnanti. Ora sono in quiescenza e per dire quali echi susciti in me il parlare di “cura”, così foriero di sensibilità verso la complessità della vita e di sgomento per le difficoltà di incidere e di migiorarne la qualità, concludo riportando la risposta immaginaria alla domanda reale che talora mi viene rivolta:
    “Che fai in pensione?”
    “Attualmente vivo
    osservando, di tanto in tanto,
    la profondità della bellezza
    [e quella del caos. “.

  2. Letizia

    grazie mauro, delle tue parole, riflessioni e della tua silenziosa ma non per questo meno partecipe, presenza alle nostre iniziative

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