Di ritorno da Paestum, una proposta

         Di ritorno da Paestum, una proposta
Proviamo un profondo dolore per la tragedia di Lampedusa, ma vogliamo reagire perché non ci basta esprimere generica solidarietà. "Primum vivere" e "Libera ergo sum", parole chiave dell'incontro nazionale delle donne a Paestum, ci dicono che essere cittadini e cittadine appartiene ai corpi vivi e desideranti e non ai corpi dei morti. Per noi, non ci sono corpi che contano con diversa misura, perché la libertà non è astratta, è qualcosa di carnale. In questo senso, accettiamo l'invito di Fulvia Bandoli di fare incursioni in contesti che non appartengono alla nostra consueta pratica politica femminista. Per questo avanziamo a quanti e a quante si stanno preparando per la manifestazione a difesa della Costituzione e del suo articolo 3, la richiesta di mettere al centro l'abolizione della legge Bossi-Fini.

Teresa Mattei, la più giovane delle madri costituenti, lottò perché fosse inserita l'espressione "di fatto" nell'articolo 3 comma 2 della Costituzione, che infatti recita "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza". Di fronte ai corpi morti di uomini donne e bambini, ci sentiamo vicine alla sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini e a coloro che hanno prestato soccorso e chiediamo con forza l'immediata abolizione della legge Bossi-Fini. È uno sconcio, è sicuramente un pesante ostacolo che limita di fatto la libertà sancita dalla Costituzione. Riprendiamo le parole delle giovani “Femministe Nove” pronunciate a Paestum, il 5 ottobre scorso: "Siamo femministe storiche: il tempo presente ci fa orrore. Vogliamo agire per cambiarlo. Ognuna è responsabile della sua indifferenza".

Daniela Bertelli, Simona Cerrai, Letizia Del Bubba, Maria Pia Lessi, Paola Meneganti, dell’Associazione Evelina De Magistris - Livorno
6 ottobre 2013

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