Sosteniamo le ragioni del NO e voteremo NO al referendum per le riforme costituzionali

Sosteniamo le ragioni del NO e voteremo NO al referendum per le riforme costituzionali

  • Perché la nostra Costituzione è molto giovane e molto ricca di possibilità, mai veramente attuata fino in fondo. Non è “vecchia”: anzi.
  • Perché, se fosse attuata fino in fondo, i suoi princìpi in materia di giustizia e di libertà consentirebbero di costruire un Paese sicuramente più giusto e più libero.
  • Infatti scriveva Virginia Woolf: “perché le idee siano efficaci, dobbiamo essere in grado di accendere la loro miccia. Dobbiamo metterle in azione”.
  • Perché la nostra Costituzione apre spazi. Consente il confronto tra differenze. Consente di esprimere le differenze. Ed è a partire dal confronto su cosa ci divide, che possiamo giungere a condividere ciò che ci unisce.
  • Perché la riforma non va nella direzione dell’efficienza: tutt’altro. Si elegge meno, ma si costruisce un Senato di soggetti con tutt’altro tipo di legittimazione (i sindaci, i consiglieri regionali, eletti su altre basi, in altre realtà, con altri scopi, e una pattuglia di nominati).
  • Perché è necessario che ci sia un reale rapporto, colloquio e confronto democratico con i/le rappresentanti.
  • Perché il problema è poter scegliere liberamente chi ci rappresenta. Noi femministe non amiamo la pratica della rappresentanza, ma, tra una rappresentanza imperfetta e un’oligarchia imposta, non abbiamo dubbi.
  • Perché non ne possiamo più di scelte politiche, economiche, sociali che derivano da organismi che nessuno ha eletto, di cui nessuno conosce i nomi e i volti: “centri extrapolitici – anzi antipolitici – del potere”, come li chiama il professor Settis.
  • Perché il suo articolo 1°, comma 2°, dice che “la sovranità appartiene al popolo”, che la esercita nelle forme consentite dalla Costituzione: informandosi, decidendo, eleggendo. Costruire un “cerchio magico” in cui si esercita un potere accentrato e sempre più oligarchico è la negazione della democrazia.
  • Perché ci spaventa un neocentralismo statale, in una realtà sempre più frammentata e complessa: più si allontanano, si accentrano e si concentrano i centri decisori del potere, meno può essere esercitato il diritto di controllo da parte delle cittadine e dei cittadini.
  • Perché non ne possiamo più di sentirci dire che le misure inique, distruttive dei diritti, della salute, del lavoro, del futuro sono dettate da organismi su cui è impossibile un qualsiasi controllo democratico: la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale. Chi sono costoro, rispetto a noi cittadine e cittadini soggetti di diritti e doveri?
  • Perché non si può manipolare la Carta fondamentale di uno Stato sull’onda dell’emergenza – davvero infinita – o su suggerimento di una banca, che sia la J.P.Morgan o la Banca Centrale
  • Perché, dietro ad una classe politica oligarchica ed acquiescente, è stata la mano della finanza internazionale, di un capitalismo strapotente e aggressivo a sferrare un formidabile attacco al lavoro, sotto forma di crescente precarizzazione, compressione dei salari, smantellamento dei servizi di welfare. Non dubitate: verrà successivamente messa in discussione anche formalmente la prima parte della Costituzione, con quell’articolo 1, comma 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, dopo averne distrutto le fondamenta “di fatto”.
  • Perché la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio siano temi di ricostruzione di un dialogo intorno ai beni comuni, non strumenti di una “valorizzazione” a vantaggio di privati.
  • Perché lo smantellamento della scuola pubblica, negando il dettato costituzionale, va nella direzione di inasprire le disuguaglianze sociali e di esporre tutti, ma soprattutto i più deboli, alla precarizzazione onnipervasiva, senza strumenti di difesa né professionali, né culturali.
  • Perché vogliamo una sanità pubblica, una scuola pubblica e servizi pubblici.
  • Perché “pubblico” vuol dire partecipabile, contrattabile e controllabile dalla sovranità popolare.
  • Perché per noi resta centrale il "paradigma antifascista", come basamento della convivenza politica, sociale e civile
  • Perché agire il conflitto – un conflitto non distruttivo, ma relazionale, nel senso di ri-conoscere lo sguardo e le ragioni dell’altra e dell’altro - è il sale della vita, e quindi anche della democrazia.
  • Perché vogliamo leggere insieme l’articolo 11 “L'Italia ripudia la guerra” e l’articolo 10, 3° comma: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica”.
  • Perché chiunque fugga dalla guerra e chiunque fugga dalla fame e chiunque fugga dalla persecuzione e chiunque voglia proteggere e sviluppare la propria vita ha diritto di asilo nella nostra Repubblica.
  • Perché la Costituzione è scritta bene, non come le leggi che intenderebbero riformarla. Perché chi parla e scrive male, pensa male!

Il documento è nato attraverso il confronto all’interno del gruppo Πολῑτεία  (Politeia, nel duplice significato di diritto di cittadinanza e partecipazione alla vita pubblica).

Ne fanno parte donne della Associazione Evelina De Magistris  e compagne di età, formazione, esperienze politiche diverse che, dall’ottobre scorso,  si incontrano, scambiano le loro esperienze, i loro punti di vista a partire dal bisogno comune di riflessione e azione politica, dalla volontà di resistere ed opporsi a un presente e ad  un futuro opachi, fatti di cortine fumogene sovrapposte tese a garantire i grandi interessi capitalistici e finanziari, a creare miseria materiale, morale e culturale, ad azzerare democrazia e partecipazione, ad impedire felicità pubblica.

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