Per Bia
Non riesco a parlare di Bia senza far riferimento ad un io-noi, “noi” che sono le compagne di Evelina De Magistris, “noi” in cui c’è Bia, attraversato da Bia in tutti gli anni da che l’abbiamo conosciuta. Tanti. Dai primi anni Ottanta, a Roma, Centro Virginia Woolf: la conobbi lì, e ricordo il suo bellissimo lavoro “Sul limite, il problema dei confini nell’esperienza femminile”.

Era il 1985 e il concetto di limite, per il pensiero e la pratica politica delle donne, avrebbe avuto un gran ruolo.
L’anno successivo, ci sarebbe stato il disastro di Cernobyl: le riflessioni di Bia sul limite erano state precorritrici. Lo aveva scritto anche recentemente: “Credo che il limite sia parte essenziale dell'esperienza umana”, ma non negava, anzi, la dismisura di un desiderio grande nell’esperienza femminile, singola e in gruppo. Aveva affrontato il tema, parlando di gestazione per altr*: “il divieto per legge non mi convince. Come tutti i proibizionismi, porta solo a un fiorente mercato clandestino, e non risponde a nessuna delle domande”. Perché Bia si poneva e poneva moltissime domande. Appassionata di politica come pratica da agire nel mondo, il suo interesse per le cose che accadevano la rendeva fine e acuta commentatrice dei fatti e dei temi che più coinvolgono la dimensione della cittadinanza: la libertà, sapendo che la libertà delle donne è la libertà di tutte e di tutti; la giustizia sociale; l’impegno a valorizzare la Costituzione; i temi che pongono le migrazioni e le diverse culture; i fantasmi e le violenze che si creano nel nodo tra sessismo e razzismo (la ricordiamo autrice, con altre, di un documento fondamentale, “Speculum, l’altro uomo. Otto punti sugli spettri di Colonia”)..
In questo, dava voce al mio, al nostro femminismo: un esserci il più possibile intere, mai deportate nell’ordine simbolico patriarcale, mai totalmente estranee rispetto alle cose che accadono. Lo stare dentro-fuori, come amiamo dire; il continuo attraversamento dei confini, nello sporgersi sula realtà.
L’abbiamo incontrata nell’ultimo anno in cui è stata bene, qui a Livorno, mentre interveniva su Costituzione e legge elettorale; al seminario di Attac sul debito; intervenendo ad un dibattito sulle donne e la rivoluzione d’ottobre, e, poco dopo, nel discutere un documento del Gruppo del mercoledì, di cui faceva parte, “Sulla violenza. Ancora”. Ma, sempre a Livorno, c’era stata la presentazione dei numeri di Leggendaria sui migranti e sul nodo sesso-potere-violenza, e poi di “Epiche”, e poi la scuola estiva SIL ad Antignano. Il suo amore per il mondo era anche l’amore per la letteratura: nella Società Italiana delle Letterate, su Leggendaria. E le riflessioni sul giornalismo, e la pratica del giornalismo.
Letizia giustamente ricordava che Bia, a Firenze, in occasione del convegno SIL a Firenze del 2015, ci invitava a chiederci quale significato aveva ancora per ognuna di noi il termine NOI.

Cara, cara Bia. Sarai sempre in questo “noi”.

Il testo è stato scritto da Paola Meneganti e condiviso dalle “eveline”  17.10.2018

 

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