Scritto da Evelina, il 19 marzo 2008
Presentiamo una raccolta di materiali, certamente non completa né esaustiva, che riguardano la legge e il corpo: sessualità femminile, maternità, aborto, inviolabilità.
Abbiamo inserito anche alcuni documenti “vecchi”, che testimoniano quanto sia sofferta, prolungata e fine la riflessione delle donne su questi temi.
Un ringraziamento particolare alla Libreria delle Donne di Milano, alla DeA, a Giudit e alle associazioni, gruppi, riviste, etc…, che, oltre ad elaborare, archiviano e mettono a disposizione di tutte e di tutti articoli, riflessioni e documenti.
- Autodeterminazione: un obiettivo ambiguo (Sottosopra, 1976)
- Testo per ragionare insieme su una possibile depenalizzazione dell’aborto (1989)
- La prima parola e l’ultima (1995)
- Maria Luisa Boccia: La legge e il corpo (Democrazia e diritto, 1996)
- Ida Dominijanni: Relazione a Giudit, Roma (2002)
- Luisa Muraro: Sulla vita umana (2005)
- Maria Luisa Boccia, Grazia Zuffa: Non solo referendum (2005)
- Ida Dominijanni: Maternità: una relazione politica (Dibattito alla Libreria delle donne di Milano, 2005)
- Barbara Mapelli: All’ascolto di giovani donne (Liberazione, 2005)
- Luisa Muraro: La nostra competenza e quella dei vescovi ( 2005)
- Luce Irigaray: Dentro il corpo di tutte le donne (Repubblica, 2005)
- Luisa Muraro: Che cosa significa la strana pantomima maschile intorno alla legge 194? (2005)
- Maria Grazia Campari: La legge 194 e la legge 40 (2005)
- Maria Luisa Boccia: Il nodo dell’autorità politica femminile (Liberazione, 2006)
- Clara Jourdan: Il sì della donna non si può saltare (Via Dogana, 2007)
- Ida Dominijanni: Mondanità dell’aborto (Manifesto, 08 Gen 2008)
- La strana etica di chi assale la 194 (Unità, 9 Gen 2008)
- Paola Meneganti: Madre per scelta responsabile (Tirreno, 11 Gen 2008)
- Gustavo Zagrebelsky: La moratoria sull’aborto ultima violenza alle donne (Repubblica, 28 Gen 2008)
- Marina Terragni : un intervento sulla questione della moratoria (DeA, 1 Feb 2008)
- Grazia Zuffa: La madre, il feto, il ginecologo (Manifesto, 9 Feb 2008)
- Ida Dominijanni: L’aborto è di stato (Manifesto, 15 Feb 2008)
- Maria Luisa Boccia: Aborto, questione politica (Manifesto, 16 Feb 2008)
- Ida Dominijanni: Le fabbriche degli angeli e la dignità della persona (Manifesto, 16 Feb 2008)
- Ida Dominijanni: A chi piace il diritto all’aborto? (Manifesto, 19 Feb 2008)
- Chiara Zamboni: Ferite e fantasmi nell’autunno del patriarca (Manifesto, 8 Mar 2008)
- Ida Dominijanni: Deliri al sole, fantasmi in piazza (Manifesto, 8 Mar 2008)
- Tamar Pitch: Un posto all’ombra. Di un immaginario da incubo (Manifesto, 8 Mar 2008)
- Maria Luisa Boccia: Ma si nasce ancora da donna (Manifesto, 8 Mar 2008)
Scritto da Evelina, il 15 marzo 2008
Lettera aperta…
La posta in gioco nella discussione su legge 194, aborto, momento di inizio della vita, rianimazione dei feti e quant’altro si pensi che possa essere utile per combattere battaglie assolutamente altre rispetto a tali questioni (che sono difficili, serie, complesse) non è né la difesa della legge 194, né il cosiddetto “diritto di aborto” (che il femminismo non ha mai affermato), né lo scontro tra laicità e confessionalità.
La vera posta in gioco è la libertà. La libertà delle donne, quindi la libertà.
La posta in gioco sta nella possibilità di declinare liberamente la responsabilità, la sessualità, la corporeità, la relazione con l’altro.
Di che cosa si parla nel dibattito pubblico, da anni, quando si parla di aborto? Spesso “si vuole solo tradurre in colpa la libertà e in incoscienza la responsabilità”.
E non convince neppure la posizione di chi sostiene la difesa della legge 194 in nome del diritto. “Il diritto individuale non può rappresentare con verità situazioni che sono intrinsecamente relazionali, come gli inizi della vita (sempre) e la fine della vita (spesso)”.
La verità possibile sta nell’ascolto dell’esperienza femminile, del suo desiderio e dei suoi bisogni, del fatto che ella sola sa se è pronta per la maternità. Ella sola. “La realtà è che si viene al mondo nati di donna, nati da madre, che è la prima figura di accoglienza e di relazione per ognuno di noi”.
“L’abuso del concetto di vita genera disorientamento e nasconde l’ incapacità di assumersi davvero responsabilità rispetto alla nascita. Possibile, solo se si riconosce il debito con la madre e l’asimmetria tra i sessi nel generare”.
Le donne da sempre si assumono fino in fondo questa responsabilità. Ne sono maestre.
“Il sì della donna non si può saltare. È una risposta che ha origine nel movimento delle donne, e che negli anni Settanta in Italia ha trovato espressione giuridica nella proposta di depenalizzazione dell’aborto”.
Ma, lo ripetiamo, cosa disturba, cosa indigna, è che temi di questa delicatezza, che presuppongono ascolto, silenzio, attenzione, parole pacate (non dimentichiamo, non dobbiamo dimenticare la vergognosa irruzione della forza pubblica in un ospedale di Napoli per interrogare una donna che aveva appena abortito), siano presi a pretesto per affermare altro: per es. dispute elettorali, o la necessità, da parte della gerarchia vaticana, di entrare nel discorso pubblico.
E’ già successo molte volte: negli ultimi anni si sono giustificate almeno due guerre terribili (Afghanistan e Iraq) accampando, tra le altre cose, anche la necessità di difendere i diritti delle donne.
“Mai come oggi è giusto e imprescindibile che sia la donna decidere della procreazione e della nascita. Potrà consigliarsi, potrà ascoltare il medico ma la prima e l’ultima parola sarà soltanto sua. Oggi che nelle istituzioni, nei partiti, nell’ informazione sono troppe e assordanti le voci maschili che pretendono di dettare legge, o imperativi etici, ignorando la parola femminile; quella dell’esperienza, come quella politica. Riconoscerlo, vuol dire dare valore e priorità alla parola femminile nella sfera pubblica e politica. Solo così si farà chiarezza”.
Abbiamo scritto questa lettera per invitare chi lo desideri ad un incontro che si svolgerà
MARTEDÌ 18 MARZO 2008 ALLE ORE 17
PRESSO IL CENTRO ARTISTICO IL GRATTACIELO, VIA DEL PLATANO, 2 – LIVORNO
Nella lettera sono presenti, virgolettati, contributi scritti negli ultimi mesi da diverse donne, tra le quali Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Clara Jourdan, Paola Meneganti, Tamar Pitch.
Scritto da Evelina, il 13 febbraio 2008
La violenza contro le donne non avviene solamente nelle strade e nelle case, non dipende solo da predazione, disprezzo, emarginazione e dominio patriarcale dei singoli uomini.
Accade anche che la violenza sulle donne sia istituzionalizzata.
Quello che è successo a Napoli, dove una donna è stata interrogata dalla polizia in ospedale dopo un aborto terapeutico, pare in seguito ad una segnalazione esterna, è di gravità inaudita.
Ha subito una pesante violenza psicologica ed è stata violata la sua privacy; invece di cure e di sostegno è arrivata l’umiliazione di un interrogatorio. Le è stato imposto di “dare conto” ad estranei in divisa della sua scelta, che la legge riconosce personale, libera e tutelata.
I toni della crociata contro le donne che abortiscono producono queste aberrazioni.
Proprio in nome di una civiltà di rapporti che si è costruita nelle nostre società non possiamo consentire che vengano messe in discussione l’autodeterminazione e la libertà di ogni singola donna, capace di assumersi la responsabilità verso il proprio corpo, il corpo dell’altro ed il mondo.
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