Il 22 sera ho visto per la seconda volta il film di Alina “Vogliamo anche le rose”. Era la “nostra” serata questa, e quindi sono tornata volentieri, anche perché volevo rivederlo.
Poi c’è stato uno scambio di riflessioni sul film con Alina, mentre Teresa, sua figlia di 5 anni, accarezzava e lisciava i capelli di sua madre come fosse stata una regina, era un incanto starla a guardare!
Su un punto ho riflettuto a lungo, come “trasmettere” in parte l’esperienza del femminismo degli anni 70 alle donne più giovani? Bè, non si può. Perché non era una filosofia, una ideologia, era una pratica politica, che si nutriva di pensiero e, appunto, azioni politiche, fra donne, in luoghi pubblici (piazze, circoli, seminari, corsi, assemblee, dibattiti). Come si fa a trasmettere tutto ciò? Solo rivivendolo insieme. Ma non con le stesse forme e luoghi di quegli anni ( che oggi, tra l’altro, non esistono spesso più), ma nei luoghi e situazioni in cui viviamo oggi: lavoro, scuola, sindacato, gruppo di amiche, associazioni. Quando anche solo due donne si riconoscono l’un l’altra, si danno significato e autorità l’un l’altra, in quel luogo pubblico particolare, è possibile lì praticare la politica della differenza sessuale. Continua a leggere

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