GIORNO DELLA MEMORIA 2012

                                         

Mercoledì 25 gennaio 2012, ore 16,30                     Centro Donna Liliana Paoletti Buti, largo Strozzi 3 Livorno

Conversazione su Else Lasker-Schüler, poeta e autrice teatrale, perseguitata dal nazismo

a cura di Gertrud Schneider

“Dal cielo                                                   
della mia solitudine fuggono via le stelle
pallide di terrore,
e l’ occhio nero della mezzanotte
sempre più incombe e fissa.
Non mi ritrovo più in quest’abbandono
di morte; sento d’essere
a cosmica distanza da me stessa,
fra grigia notte della primordiale paura”.
(Else Lasker-Schüler)

 

 

 

 

 

 

Verrà inoltre proiettato un video,“Fili di memoria”, realizzato da Eleonora Giordano

“I  fili sono tutti qui: per la memoria, niente è mai perso”.
                                                                          (Eudora Welty)

L’incontro è promosso da: Associazione centrodonna Evelina De Magistris; Comune di Livorno, Assessorato alle politiche delle pari opportunità; Centro Donna Liliana Paoletti Buti; ICIT Livorno;  Goethe-Institut Italien; Ambasciata  Tedesca; Comunità ebraica di Livorno; Anppia Livorno; ANPI Livorno.

immagine tratta dal video "I fili della memoria"

immagine tratta dal video “I fili della memoria”
 

Appuntamento con…ARTEMISIA di Anna Banti

 

APPUNTAMENTO CON……….

 


Una nuova proposta

della Associazione centrodonna Evelina De Magistris

 

Appuntamento:

 Mercoledì 7 dicembre alle ore 16,30, al Centro donna Liliana Paoletti Buti, largo Strozzi 3 per parlare insieme di una figura di donna che ha affascinato molte di noi: Artemisia di Anna Banti.


 

 

In questo periodo, fino al 29 gennaio 2012, al Palazzo Reale   di Milano è in corso la mostra di Artemisia Gentileschi, la pittora del ‘600 di cui Anna Banti ha ricostruito le vicende e la figura in uno splendido romanzo. Lo “rileggiamo” insieme: una di noi vi proporrà la sua lettura, per parlarne, confrontarsi, per incontrare, parafrasando Anna Banti “ la nostra compagna di 4 secoli fa”

 

 

 

Con questa lettura, iniziamo una serie di incontri, dal titolo APPUNTAMENTO CON….., in cui parleremo di grandi donne, della realtà o dell’invenzione creativa.

 

 

L’Aquila 2 anni dopo

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Le giornate di maggio organizzate dalle donne aquilane, dolore e rabbia, ma anche tante energie positive: “raccontatelo”. Perché si pensa che l’emergenza L’Aquila sia stata in qualche modo risolta, che la gente stia nelle casette e che sia tornata la normalità. La verità è un’altra. Le terre-mutate di L’Aquila, le parole, gli sguardi e la passione lucida e l’intelligenza di tante donne, incontrate in quei giorni. “Raccontatelo”: ci abbiamo provato.

 Con tante foto, con cui abbiamo realizzato una piccola mostra, che può essere vista fino al 24 ottobre alla Libreria Gaia Scienza di Livorno.

 Con un quadernetto in cui sono raccolte riflessioni e racconti sulle terre-mutate.

Con un video.Raccontatelo sta succedendo a L’Aquila

“Raccontatelo”, cosa sta accadendo a L’Aquila.

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Le giornate di maggio organizzate dalle donne aquilane, dolore e rabbia, ma anche tante energie positive: “raccontatelo”. Perché si pensa che l’emergenza L’Aquila sia stata in qualche modo risolta, che la gente stia nelle casette e che sia tornata la normalità. La verità è un’altra. Le terre-mutate di L’Aquila, le parole, gli sguardi e la passione lucida e l’intelligenza di tante donne, incontrate in quei giorni. “Raccontatelo”: ci abbiamo provato. Con tante foto. Con un quadernetto in cui sono raccolte riflessioni e racconti sulle terre-mutate.

16 settembre 2011, alle ore 18
Libreria Gaia Scienza
via di Franco 12, Livorno.

Nicoletta Bardi e Valentina Valleriani del Comitato Donne Terre-mutate e Filomena Cioppi, presidente della Biblioteca delle donne “Melusine” de L’Aquila, racconteranno le terre-mutate de L’Aquila

Donne Terre-mutate | L’Aquila 7-8 Maggio 2011

LA RESISTENZA DELLE DONNE

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Da subito, la Resistenza delle donne si articola in due modalità, senza armi e con le armi. Scrive Anna Bravo che “è resistenza civile quando si tenta di impedire la distruzione di cose e beni ritenuti essenziali per il dopo, o ci si sforza di contenere la violenza intercedendo presso i tedeschi, ammonendo i resistenti perché Non bisogna ridursi come loro, quando si dà assistenza in varie forme a partigiani, militanti in clandestinità, popolazioni, o si agisce per isolare moralmente il nemico; quando si sciopera per la pace o si rallenta la produzione per ostacolare lo sfruttamento delle risorse nazionali da parte dell’occupante; quando ci si fa carico del destino di estranei e sconosciuti, sfamando, proteggendo, nascondendo qualcuna delle innumerevoli vite messe a rischio dalla guerra”.
La Resistenza delle donne fu questo: una sorta di maternage nei confronti della civiltà dei rapporti e delle cose, ma anche le armi, la clandestinità, l’opera preziosa delle staffette, spesso giovanissime.
L’8 settembre 1943, a Roma, alla madre che le chiede “Ma che ci va a fare una donna?”, Carla Capponi risponde che “Donne e uomini sono tutti utili”. Ma “non mi è mai piaciuto vedere gli altri cadere, anche se erano il nemico”, scrive Laura Seghettini; Vitalina Lassandro, a proposito dei morti, anche nemici, afferma che “non avere disgusto di queste cose significherebbe non avere sensibilità neanche per il bene”.
E poi, la memoria: dopo la guerra le donne hanno mantenuto la memoria, molti uomini, invece, sono ammutoliti. “Mio nonno taceva e piangeva, mia nonna parlava e raccontava”, scrive Emilia Rancati.

Della Resistenza delle donne parliamo

Mercoledì 27 aprile 2011, ore 16,30,
Centro Donna Liliana Paoletti Buti largo Strozzi 3

Con

Osmana Benetti Benifei
Ha detto Osmana: “Sono anni che andiamo nelle scuole, e vediamo che piano piano le generazioni – noi andiamo dalle scuole elementari fino alle scuole superiori – questi ragazzi, anche quando ci incontrano, più grandi, per la strada, ci additano e dicono: “Guarda, sai chi sono quelli? Sono i partigiani, quelli che vengono nelle scuole a parlare con noi” [...] questi sono i ragazzi che ci aiutano ad andare avanti nel lavoro”.

L’incontro è promosso da: Associazione centrodonna Evelina De Magistris, Assessorato alle politiche delle pari opportunità del Comune di Livorno, Centro Donna Liliana Paoletti Buti, in collaborazione con il Coordinamento femminile ANPI e ANPPIA di Livorno

Il terremoto raccontato dalle donne

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L’AQUILA: IL TERREMOTO RACCONTATO DALLE DONNE
Mercoledì 17 novembre 2010 ore 16,30
al Centro Donna Liliana Paoletti Buti, largo Strozzi 3 – Livorno
Presentiamo
TERRE MUTATE
fascicolo monografico della rivista Leggendaria a cura di Luciana Di Mauro e Nadia Tarantini

L’Aquila e le sue donne nell’anno dopo il terremoto Cronache e storie, testimonianze e narrazioni, voci, volti e pensieri di chi ha provato a rimettersi in piedi ritessendo la vita e le relazioni. Per recuperare ciò che si è perduto ma anche per provare a immaginare e a costruire un futuro. Le protagoniste e le parole- chiave, la scuola, la musica, il teatro, l’arte e i media.

Saranno presenti Nicoletta Bardi e Nadia Tarantini

Proietteremo le foto di Nicoletta Bardi

Il Giorno della Memoria

“Il mondo tornerà ad essere un giardino”.
Sono parole di Ilse Weber. Era poeta, musicista, autrice di libri per bambini e produceva programmi per la radio cecoslovacca, a Praga. Riuscì, con il marito, a salvare la vita del figlio maggiore, facendolo arrivare in Svezia prima del loro internamento a Terezin. Nel campo, Ilse lavorò nell’asilo dei bambini: c’è un dipinto di Malva Schalek che la raffigura mentre canta, accompagnandosi con la chitarra, per gli altri internati. Continua a leggere

Alina Marazzi il 22 maggio 2008 a Livorno

L’Associazione Centrodonna Evelina De Magistris di Livorno

presenta

giovedì 22 maggio 2008, ore 21

la regista Alina Marazzi ed il suo film

VOGLIAMO ANCHE LE ROSE

Cinema Gragnani, via dell’Angiolo, 19, Livorno

Vogliamo anche le rose - locandina del film

L’incontro con la regista, cui seguirà la proiezione del film, è inserito in Cento di queste Donne, rassegna cinematografica promossa dal Comune di Livorno, dal Centro Donna e dall’associazione Ippogrifo.
“Ho voluto ripercorrere la storia delle donne tra la metà degli anni 60 e la fine degli anni 70 per metterla in relazione, a partire dal ‘caso italiano’, con il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio. Con l’intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o addirittura platealmente rimessi in discussione…”: così scrive, nelle sue note di regia, Alina Marazzi, che, in una intervista, afferma:” ..mi sembrava importante esplorare cosa mi ha reso la donna che sono, cosa significa oggi la famiglia, la sessualità..”. Continua a leggere

Per Giorgiana

Giorgiana Masi era nata nel 1958.
Giorgiana, una studentessa  uccisa a diciannove anni durante una manifestazione di piazza. Il 12 maggio 1977, terzo anniversario del referendum sul divorzio, i radicali indissero un sit-in in Piazza Navona: era in vigore il divieto di manifestazioni pubbliche, decretato dopo la morte dell’agente Settimio Passamonti e il ferimento di cinque persone avvenuti durante scontri coi manifestanti il precedente 21 aprile.
Le forze dell’ordine erano numerose ed in assetto antisommossa.
Nel tardo pomeriggio, tra le ore 19 e le ore 20, Giorgiana Masi venne colpita alla schiena da un proiettile calibro 22, esploso probabilmente da Ponte Garibaldi, e morì durante il trasporto in ospedale.
Ci sono foto che mostrano esponenti delle forze dell’ordine con le armi spianate.
L’ex presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino pensa che “quel giorno ci possa essere stato un atto di strategia della tensione, un omicidio deliberato per far precipitare una situazione e determinare una soluzione involutiva dell’ordine democratico, quasi un tentativo di anticipare un risultato al quale per via completamente diversa si arrivò nel 1992-1993″.

A Giorgiana
… se la rivoluzione d’ottobre
fosse stata di maggio,
se tu vivessi ancora,
se io non fossi impotente
di fronte al tuo assassinio,
se la mia penna fosse un’arma vincente,
se la mia paura esplodesse nelle piazze ,
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,
se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza,
se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita
nella nostra morte diventassero ghirlande
della lotta di noi tutte, donne,
se …..
non sarebbero le parole a cercare d’affermare la vita
ma la vita stessa, senza aggiungere altro.