Scritto da Evelina, il 23 aprile 2011

Da subito, la Resistenza delle donne si articola in due modalità, senza armi e con le armi. Scrive Anna Bravo che “è resistenza civile quando si tenta di impedire la distruzione di cose e beni ritenuti essenziali per il dopo, o ci si sforza di contenere la violenza intercedendo presso i tedeschi, ammonendo i resistenti perché Non bisogna ridursi come loro, quando si dà assistenza in varie forme a partigiani, militanti in clandestinità, popolazioni, o si agisce per isolare moralmente il nemico; quando si sciopera per la pace o si rallenta la produzione per ostacolare lo sfruttamento delle risorse nazionali da parte dell’occupante; quando ci si fa carico del destino di estranei e sconosciuti, sfamando, proteggendo, nascondendo qualcuna delle innumerevoli vite messe a rischio dalla guerra”.
La Resistenza delle donne fu questo: una sorta di maternage nei confronti della civiltà dei rapporti e delle cose, ma anche le armi, la clandestinità, l’opera preziosa delle staffette, spesso giovanissime.
L’8 settembre 1943, a Roma, alla madre che le chiede “Ma che ci va a fare una donna?”, Carla Capponi risponde che “Donne e uomini sono tutti utili”. Ma “non mi è mai piaciuto vedere gli altri cadere, anche se erano il nemico”, scrive Laura Seghettini; Vitalina Lassandro, a proposito dei morti, anche nemici, afferma che “non avere disgusto di queste cose significherebbe non avere sensibilità neanche per il bene”.
E poi, la memoria: dopo la guerra le donne hanno mantenuto la memoria, molti uomini, invece, sono ammutoliti. “Mio nonno taceva e piangeva, mia nonna parlava e raccontava”, scrive Emilia Rancati.
Della Resistenza delle donne parliamo
Mercoledì 27 aprile 2011, ore 16,30,
Centro Donna Liliana Paoletti Buti largo Strozzi 3
Con
Osmana Benetti Benifei
Ha detto Osmana: “Sono anni che andiamo nelle scuole, e vediamo che piano piano le generazioni – noi andiamo dalle scuole elementari fino alle scuole superiori – questi ragazzi, anche quando ci incontrano, più grandi, per la strada, ci additano e dicono: “Guarda, sai chi sono quelli? Sono i partigiani, quelli che vengono nelle scuole a parlare con noi” [...] questi sono i ragazzi che ci aiutano ad andare avanti nel lavoro”.
L’incontro è promosso da: Associazione centrodonna Evelina De Magistris, Assessorato alle politiche delle pari opportunità del Comune di Livorno, Centro Donna Liliana Paoletti Buti, in collaborazione con il Coordinamento femminile ANPI e ANPPIA di Livorno
Scritto da Evelina, il 10 gennaio 2010

È possibile una parola di uomini che esprima l’esperienza maschile nella sua parzialità, la sua aspirazione a differire rispetto a modelli, forme di relazione, percezioni di sé costruiti storicamente? Sembra di sì, leggendo il libro di
Stefano Ciccone
”Essere maschi, tra potere e libertà”
(Rosemberg & Sellier, 2009)
Ne parliamo con l’autore, Mercoledì 13 gennaio, ore 16,30
Centro Donna Largo Strozzi, 3 – Livorno
‘Pur essendo frutto di un mio lavoro personale - spiega Ciccone - il libro fa riferimento al percorso di riflessione sviluppato in questi anni nella rete dei gruppi uomini e nell’associazione Maschile Plurale……..Lo considero soprattutto uno strumento per contribuire ad una discussione pubblica sulla “questione maschile” e per proporre spunti per un confronto più avanzato e profondo tra donne e uomini.Credo oggi emerga l’urgenza e la centralità di una discussione pubblica sulla sessualità maschile, sulle forme di costruzione sociale delle identità di genere, sul richiamo identitario che culture xenofobe o modelli gerarchici esercitano sugli uomini. Credo soprattutto necessario guardare il cambiamento avvenuto nelle relazioni tra donne e uomini in questi anni: questo cambiamento può essere letto dagli uomini come minaccia o come opportunità. La scelta del sottotitolo sull’alternativa tra potere e libertà vuole offrire una chiave di lettura che superi l’alternativa tra il volontarismo, la depressione o il revanscismo e dia valore al desiderio di cambiamento che attraversa la vita di molti uomini…Sarei felice se il libro potesse offrire l’opportunità per creare occasioni di confronto tra noi e per dare visibilità pubblica a questa riflessione”.
Stefano Ciccone, biologo, coordina il Parco Scientifico e Tecnologico dell’Università di Roma Tor Vergata. È presidente dell’associazione e rete nazionale ”Maschile Plurale”, che riunisce gruppi di uomini interessati a pensare sulla propria identità e sui modelli maschili.
Scritto da Paola Meneganti, il 4 gennaio 2009
Mi è capitato di nuovo sotto gli occhi, per caso, questo articolo di Ida, che risale allo scorso maggio.
Mi sembra un utile viatico per l’anno nuovo, proprio perché è come se ricapitolasse accadimenti, scelte e parole orribili dell’anno appena trascorso: c’è il pessimismo dell’intelligenza ma anche la straordinaria capacità, comune alla cultura delle donne, di non abbandonarsi al catastrofismo. Lucidamente, terribilmente preoccupato, ma dà dei punti di riferimento su cui, se non altro, radicarsi ancora per fare resistenza.
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Straniere siamo noi – Ida Dominijanni – “il Manifesto” 27 maggio 2008
Il raid del Pigneto a Roma e’ “senza matrice politica”, dice il sindaco Gianni Alemanno. Anche l’azione punitiva che ha ucciso Nicola Tommasoli a Verona era “senza riferimenti ideologici”, disse il presidente della camera Gianfranco Fini. Dev’essere la linea del partito postfascista: quando una cosa e’ fascista o nazista, per dichiarata ammissione di chi la fa o per sua propria evidente essenza, non li riguarda, e se qualcuno la rivendica come tale si tratta di “nostalgici di un passato finito”. Come fu per Fini cosi’ e’ per Alemanno: un modo pilatesco di lavarsene le mani. Ma il problema non e’ loro: e’ nostro.
Mettiamo in fila qualche fatto. L’assassinio di Verona, movente una sigaretta negata. Il pogrom di Ponticelli a Napoli, movente una sospetta intenzione di una zingara di appropriarsi di un bambino italiano. Una molotov in un negozio rumeno a Milano, movente ignoto cioe’ razzista e basta. La morte per asfissia da polmonite di Hassan Nejl, tunisino trentottenne, nel Cpt di Torino, causa l’omissione di soccorso delle strutture mediche competenti. L’aggressione a Roma di Christian Floris, conduttore di una radio gay, movente “devi smetterla con queste trasmissioni sui froci”. Il raid contro i tre negozi indiani del Pigneto, movente un supposto furto di portafogli. Stupri vari di donne italiane e straniere, movente la solita violenza maschile ormai priva di ritegno. No, non e’ una sequenza coerente, o almeno speriamo. Ma e’ almeno una sequenza indiziaria? Continua a leggere
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