Scritto da Evelina, il 21 gennaio 2012
Mercoledì 25 gennaio 2012, ore 16,30 Centro Donna Liliana Paoletti Buti, largo Strozzi 3 Livorno
Conversazione su Else Lasker-Schüler, poeta e autrice teatrale, perseguitata dal nazismo
a cura di Gertrud Schneider
“Dal cielo
della mia solitudine fuggono via le stelle
pallide di terrore,
e l’ occhio nero della mezzanotte
sempre più incombe e fissa.
Non mi ritrovo più in quest’abbandono
di morte; sento d’essere
a cosmica distanza da me stessa,
fra grigia notte della primordiale paura”.
(Else Lasker-Schüler)
Verrà inoltre proiettato un video,“Fili di memoria”, realizzato da Eleonora Giordano
“I fili sono tutti qui: per la memoria, niente è mai perso”.
(Eudora Welty)
L’incontro è promosso da: Associazione centrodonna Evelina De Magistris; Comune di Livorno, Assessorato alle politiche delle pari opportunità; Centro Donna Liliana Paoletti Buti; ICIT Livorno; Goethe-Institut Italien; Ambasciata Tedesca; Comunità ebraica di Livorno; Anppia Livorno; ANPI Livorno.
 immagine tratta dal video "I fili della memoria"

- immagine tratta dal video “I fili della memoria”
Scritto da Evelina, il 19 maggio 2011

23 maggio 2011
Centro Artistico Il Grattacielo | Via del Platano, 2 | Livorno
incontriamo
Anna Camaiti Hostert
Ore 19 Insieme a lei parleremo di Big Night (1996), film diretto da Campbell Scott e Stanley Tucci, storia di due fratelli, Primo e Secondo, che all’inizio degli anni ’60 emigrano dall’Italia nel New Jersey per aprire un ristorante e fare fortuna. Un film sull’emigrazione italiana, sulle contraddizioni e gli interrogativi che aprono termini come origine, appartenenza, identità, autenticità.
Ore 20 Aperitivo al ristorante In Vernice | Via Sproni, 32/34 | Livorno
Ore 21e30 Proiezione del film Big Night (1996, dir. Campbell Scott e Stanley Tucci, 107min).
APERITIVO € 10| PROIEZIONE ENTRATA LIBERA A OFFERTA
Anna Camaiti Hostert è una filosofa e teorica di Cinema e Visual Studies che vive e lavora tra Roma e Chicago. Ha insegnato in diverse università italiane e americane. È stata inoltre autrice del programma televisivo “Metix. Cinema globale e cultura visuale”, andato in onda su RaiSat. Ha collaborato con la regista Fiorella Infascelli per il film Italiani, del 1998, presentato nello stesso anno al Festival del Cinema di Venezia. Si è occupata di cinema italo-americano in relazione alla storia e alla vicenda culturale della costruzione dell’identità degli emigrati italiani negli Stati Uniti. Tra le sue pubblicazioni, Passing. Dissolvere le identità, superare le differenze, Roma, Castelvecchi, 1996; con A. J. Tamburri (a cura di) Scene italoamericane. Rappresentazioni cinematografiche degli italiani d’America, Roma, Luca Sossella editore, 2002; Metix. Cinema globale e cultura visuale, Meltemi, Roma, 2004; «Identità di genere nel cinema italoamerican: Nancy Savoca e Marylou Tibaldo Buongiorno», in G. Muscio e G. Spagnoletti (a cura di), Quei bravi ragazzi.. Il cinema italoamericano contemporaneo, Venezia, Marsilio Editori, 2007.
Scritto da Evelina, il 23 aprile 2011

Da subito, la Resistenza delle donne si articola in due modalità, senza armi e con le armi. Scrive Anna Bravo che “è resistenza civile quando si tenta di impedire la distruzione di cose e beni ritenuti essenziali per il dopo, o ci si sforza di contenere la violenza intercedendo presso i tedeschi, ammonendo i resistenti perché Non bisogna ridursi come loro, quando si dà assistenza in varie forme a partigiani, militanti in clandestinità, popolazioni, o si agisce per isolare moralmente il nemico; quando si sciopera per la pace o si rallenta la produzione per ostacolare lo sfruttamento delle risorse nazionali da parte dell’occupante; quando ci si fa carico del destino di estranei e sconosciuti, sfamando, proteggendo, nascondendo qualcuna delle innumerevoli vite messe a rischio dalla guerra”.
La Resistenza delle donne fu questo: una sorta di maternage nei confronti della civiltà dei rapporti e delle cose, ma anche le armi, la clandestinità, l’opera preziosa delle staffette, spesso giovanissime.
L’8 settembre 1943, a Roma, alla madre che le chiede “Ma che ci va a fare una donna?”, Carla Capponi risponde che “Donne e uomini sono tutti utili”. Ma “non mi è mai piaciuto vedere gli altri cadere, anche se erano il nemico”, scrive Laura Seghettini; Vitalina Lassandro, a proposito dei morti, anche nemici, afferma che “non avere disgusto di queste cose significherebbe non avere sensibilità neanche per il bene”.
E poi, la memoria: dopo la guerra le donne hanno mantenuto la memoria, molti uomini, invece, sono ammutoliti. “Mio nonno taceva e piangeva, mia nonna parlava e raccontava”, scrive Emilia Rancati.
Della Resistenza delle donne parliamo
Mercoledì 27 aprile 2011, ore 16,30,
Centro Donna Liliana Paoletti Buti largo Strozzi 3
Con
Osmana Benetti Benifei
Ha detto Osmana: “Sono anni che andiamo nelle scuole, e vediamo che piano piano le generazioni – noi andiamo dalle scuole elementari fino alle scuole superiori – questi ragazzi, anche quando ci incontrano, più grandi, per la strada, ci additano e dicono: “Guarda, sai chi sono quelli? Sono i partigiani, quelli che vengono nelle scuole a parlare con noi” [...] questi sono i ragazzi che ci aiutano ad andare avanti nel lavoro”.
L’incontro è promosso da: Associazione centrodonna Evelina De Magistris, Assessorato alle politiche delle pari opportunità del Comune di Livorno, Centro Donna Liliana Paoletti Buti, in collaborazione con il Coordinamento femminile ANPI e ANPPIA di Livorno
Scritto da Evelina, il 28 marzo 2011

Clara Jourdan
presenta
La politica del desiderio
“La politica del desiderio” è un racconto corale: … sono tante le protagoniste di questa storia fatta di storie personali che hanno il fascino e la magia di una parzialità vissuta, il cui ricordo emoziona, le cui parole sono pezzi di vita. Donne che si dedicano con passione a cercare strade di un differente stare al mondo e fare politica mettendo in gioco tutto: pensieri, corpi, emozioni.
Passioni, desiderio, azzardo e scommessa sono alla base delle molte storie narrate … a tenerle insieme un filo di pensieri e di pratiche che sembrano dire a ogni donna: “Va’ avanti!”.
La politica del desiderio (Italia, 76’, 2010) è un film documentario scritto da Flaminia Cardini, Lia Cigarini, Luisa Muraro, Manuela Vigorita, per la regia di Manuela Vigorita e Flaminia Cardini. Prodotto da Libreria delle donne di Milano e L’altra vista, con il contributo di Programma MEDIA dell’Unione Europea, Trust Nel Nome Della Donna, Associazione per gli studi delle donne «Maria Grazia Zerman». Accompagna il film un breve volume, a cura di Clara Jourdan, sull’originalità del femminismo italiano.
Ci è sembrata, questa, una buona maniera per continuare il nostro “ragionare” con Liliana Paoletti Buti, di cui possiamo sicuramente dire “..il suo ricordo emoziona…”.L’anno scorso, il 13 marzo, ci siamo date appuntamento e ci siamo promesse di avviare e conservare la tradizione di “una giornata per Liliana”, che ci permettesse non solo di ricordarla insieme, ma di fare insieme ciò che ha insegnato a tante di noi: pensare, condividere un progetto, far agire la differenza, contente di essere donne.
Mercoledì 30 marzo 2011, ore 16,30
Centro donna Liliana Paoletti Buti, largo Strozzi 3 – Livorno
L’iniziativa è organizzata da: Comune di Livorno, Centro Donna Liliana paoletti Buti, associazione centrodonna Evelina De Magistris, Associazione Ippogrifo
Scritto da Evelina, il 31 gennaio 2011

Charlotte Salomon “Senza titolo” (1939-43)
Tempera, 24 x 35 cm. circa, tratta dall’opera «Vita? o teatro?» di proprietà dello Joods Museum, Amsterdam.
L’enorme cartello che domina lo spazio di questa tempera riporta un articolo antiebraico da una testata di brutale propaganda nazista antiebraica, “Der Stürmer”.
Abbiamo pensato di osservare il Giorno della Memoria in un pomeriggio al Centro Donna, in cui chi lo desidera può portare con sé ciò che vuole – una poesia, una frase, una riflessione, un canto, un video, o anche un silenzio.
Tutte e tutti saranno benvenuti, in questo spirito.
L’appuntamento è per il 2 febbraio alle ore 16.30, al Centro Donna Liliana Paoletti Buti, Largo Strozzi 3, Livorno
La memoria non è pacificazione, non è celebrazione, non è retorica, non è obbligo. La memoria percorre gesti, storie ed esistenze, le connota e le mette in discussione. La memoria è anche segno di contraddizione.
La memoria è un atto politico. La memoria non può essere un monumento statico: ha senso se è cosa viva, se si nutre di pensieri e di azioni, se viene continuamente rielaborata nella vita individuale e collettiva. E’ il monumento di Piero Calamandrei, fatto di luoghi – sassi, neve, terra – e di un patto di dignità e libertà. Un monumento di materia e di volontà libera: in questo consiste la memoria. E’ il senso del comando di Primo Levi: “meditate che questo è stato”. Un comando che impone a tutte e a tutti noi di farne esercizio quotidiano per leggere il passato, agire nel presente, costruire il futuro. Per questo, la memoria è azione politica. Limitarsi ad un presente senza spessore storico impedisce la sua stessa proiezione nel futuro, cancella ogni prospettiva sull’asse del tempo. Erode lo stesso concetto di responsabilità, fino a cancellarlo.
Accompagniamo questo nostro contributo al Giorno della Memoria con una poesia di Rachel Auerbach, fatta di nomi e di amore.
Si chiamavano
Abraham, Itzhak, Iaakov,
Israel e Hanoch, Tuvia, Menachem e Simcha,
Reuben, Szjmon, Josef e Beniamin
Moshe, Aron e Giosuè
Michele, Rafael e Gabriele.
David e Schlomo, Saul e anche Samuele,
Zacharia ed Ezechiele e perfino Geremia
E Meir con Eliezer, Hanina e Johanan come quelli del Talmud
E Zvi- Hirsch, E Dov- Beer, e Arie- Leib e Zeev- Wolf…
E Miriam, e Debora, e Hanna e Ruth
Shoshana e Penina
E Necha, Tema, Zivia
Come quelle care nonne dei tempi passati.
E Fruma, come la lettrice del tempio.
E Taibele e Faighele delle canzoni popolari.
E poiché erano così giovani, erano vicini alla mano della mamma,
carezzevole, e si vezzeggiavano l’un l’altro coi nomignoli
dell’infanzia. E siccome erano cresciuti in Polonia portavano
anche nomi vezzeggiativi polacchi:
Lutek ed Edek
Janek, Mietek, e Sewek
Olek e Tadek e perfino Staszek.
Antek, Marek, Kazik
e Marisia e Wandzia
E Stefa e Ruzia
E quelli dell’attività clandestina si davano nomi duri, seri, della Resistenza
C’era un interprete Josef e un combattente col nome Ignaz,
Adam scritto come nella Bibbia
E v’erano Michele e Zygmunt tra i più fedeli
Leon, e anche Adolf della Germania.
E quelli con i sogni di Israele portavano nomi
altisonanti e superbi, nomi del deserto, della Bibbia
E in un’altra città c’era un Laban scolpito nella stessa materia
E Jehuda era tra i comandanti come ai tempi dei Maccabei
e i Mordechai erano due fra gli spiriti forti e appassionati.
Diciamo le lodi dei ragazzi. Non li piangiamo. Amiamoli,
come se fossero tra noi.
Scritto da Paola Meneganti, il 27 gennaio 2010
“Il mondo tornerà ad essere un giardino”.
Sono parole di Ilse Weber. Era poeta, musicista, autrice di libri per bambini e produceva programmi per la radio cecoslovacca, a Praga. Riuscì, con il marito, a salvare la vita del figlio maggiore, facendolo arrivare in Svezia prima del loro internamento a Terezin. Nel campo, Ilse lavorò nell’asilo dei bambini: c’è un dipinto di Malva Schalek che la raffigura mentre canta, accompagnandosi con la chitarra, per gli altri internati. Continua a leggere
Scritto da Evelina, il 24 gennaio 2010
Il Giorno della memoria 2010
Concerto
“UNA VOCE PER LA VITA”
26 Gennaio 2010 ore 17.30
Centro Donna
Largo Strozzi 3 – Livorno
Charlette Shulamit Ottolenghi- voce
Alfredo Santoloci – sax soprano
Orazio Corsaro - fisarmonica
Il concerto si articola attorno ai canti di Ilse Weber (1903 -1944), poetessa e musicista internata a Therezinstadt e morta ad Auschvitz.
L’immediatezza delle melodie, spesso struggenti ninna nanne, l’efficace essenzialità delle parole e dei versi, tesi tra l’espressione dell’orrore e la necessità di credere in un futuro, rendono questi componimenti una testimonianza umana ed artistica di rara bellezza, vissuta attraverso il prisma della sensibilità femminile.
Charlette Shulamit Ottolenghi attraverso la sua voce rende in maniera intensa e asciutta la dimensione di una circostanza rispetto alla quale la realtà dei fatti oltrepassa quella di ogni possibile interpretazione. La sua è una rappresentazione musicale della Shoah intimamente connessa con la storia del popolo ebraico.
Cresciuta in Italia ed emigrata in Israele Charlette Shulamit Ottolenghi si interessa di musica popolare sia Ebraica che Italiana con una predilezione per i canti della donna nella Shoah.
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Alfredo Santoloci, compositore, sassofonista e docente all’Accademia di Santa Cecilia, ha alle spalle una importante carriera concertistica, mentre negli ultimi anni si dedica alla composizione, sopratutto per Teatro e Danza.
Orazio Corsaro, Etnomusicologo, ricercatore, didatta, strumentista, compositore, Orazio Corsaro collega tutte le proprie esperienze con il filo conduttore della musica etnica siciliana, proponendo affascinanti connubi tra sonorità popolari , classiche e jazz.
Organizza l’evento l’ICIT (Istituto di cultura Italo-Tedesco) di Livorno, insieme al Comune di Livorno, Centro Donna, Associazione centrodonna Evelina De Magistris, Goethe Institute Roma, in collaborazione con la Comunità Ebraica di Livorno e con il patrocinio dell’Ambasciata di Germania Roma
Scritto da Evelina, il 22 marzo 2008
MOIRA RICCI
Una giovane artista ci parla del suo lavoro
e presenta un video
“Oggetti della memoria”

Credit: Moira Ricci
Mercoledì 26 marzo ore 16.30 Centro Donna di Livorno – Largo Strozzi, 3
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